RACCONTI DELL'ETA' DELL'ORO
Film collettivo alla maniera della commedia all'italiana degli anni di Risi e Monicelli
Storie di vita ordinaria in Romania sotto il regime comunista di Ceausescu. La visita dell'ispettore, la fotografia del leader da ritoccare, un maiale consegnato erroneamente vivo da tagliare, l'imbottigliamento dell'aria: cinque leggende urbane bizzarre, ridicole, commoventi. Sono I racconti dell'età dell'oro, quegli ultimi quindici anni di dittatura che hanno visto il paese in ginocchio per la fame e la povertà.
Film collettivo alla maniera della commedia all'italiana degli anni di Risi e Monicelli, concepito collettivamente e non a staffetta, vede alla guida Cristian Mungiu, su tutt'altro registo rispetto a 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, che firma uno dei cortometraggi, in compagnia di Höfer, Marculescu, Popescu e Ioana Uricaru.
Lirico all'esordio, grottesco in materia di comunicazioni di massa, poi comico e surreale, l'umorismo della disperazione (ma non nella disperazione, perché sono passati gli anni) prende di mira l'obbedienza cieca, le acrobazie di un popolo che s'impone di soddisfare le richieste più arbitrarie e teme l'assurdo (se il premier francese nella foto ha il cappello e Ceausescu no potrebbe sembrare un gesto di rispetto verso il capitalismo e non deve accadere).
Il neorealismo è un modello presente ma parcheggiato a latere: le operette di Mungiu e colleghi cercano il riso; sembrano dire “non eravamo cattivi, solo un po' scemi, e ci alimentavamo a vicenda”; sono curate e talvolta furbette; guardano nello specchietto retrovisore, non sudano per l'urgenza. Eppure riescono a ridisegnare un mondo, mettendo in scena generazioni diverse e differenti reazioni, plaudendo in silenzio alla sana ironia dei giovani e scuotendo talvolta troppo affettuosamente la testa rispetto alla follia dei vecchi, spesso masochista.
Contenitore ideale e raccordo tra gli episodi è l'immagine delle scale interne di un condominio, riprese da un'angolatura affacciata sul vuoto che suggerisce la vertigine di chi osserva e la distanza di chi si muove in senso contrario, in salita, sotto sforzo.
L'immagine che questi Tales of the golden age restituiscono del loro paese di provenienza è in molti modi “corretta”, come la fotografia di Ceausescu: il colore della disperazione è stato limato fino a sparire, il carattere popolare enfatizzato. Ma la capacità di (far) sorridere è assodata e anche quella dietro la macchina da presa.
Marianna Cappi (mymovies.it)
LA CRITICA
La vita al tempo di Ceausescu
di Roberto Nepoti, La Repubblica
Regista di punta della "nouvelle vague" romena, Cristian Mungiu torna con un film di tono molto diverso da quello (4 mesi 2 settimane 3 giorni) che gli fece conquistare la Palma d' oro a Cannes: un tono surreale, grottesco, amaramente comico. Fin dal titolo, che si riferisce agli ultimi anni della dittatura di Ceausescu, periodo orrendo ma denominato "età dell' oro" dalla propaganda ufficiale. Il film raccoglie quattro diversi racconti, tutti ispirati ad altrettante "leggende metropolitane" del periodo e tutti scritti da Mungiu, che ne ha affidato la direzione a quattro colleghi. "La leggenda della visita ufficiale" riguarda il maquillage cui il villaggio di Vizuresti è sottoposto in previsione di una visita di funzionari politici, evento che non si verificherà mai. "La leggenda del fotografo di partito" gioca sull' incontro tra Ceausescu e il presidente francese Giscard d' Estaing e ci informa che la censura sulla stampa può esercitarsi attraverso una foto anche "per colpa" di un cappello. Nella "Leggenda del camionista di pollame" si scopre quanto chi trasporta merci commestibili possa, all' improvviso, diventare sexy agli occhi di una bella locandiera. L' ultimo episodio è "La leggenda del poliziotto ingordo", dove apprendiamo le tecniche su come fare la festa a un maiale senza insospettire i vicini. In un modo o nell' altro, tutti i "corti" sono variazioni sull' eterno tema popolare della fame e dei tentativi di soddisfarla. Mongiu racconta che, dopo 4 mesi 3 settimane 2 giorni, qualcuno lo etichettò come il tipico regista da festival. Fama che ha voluto smentire ispirandosi alle atmosfere dei film italiani degli anni 60 e 70, spesso caustici ma anche "diretti" e divertenti.
Sotto Ceausescu il maiale crepa
di Fabio Ferzetti, Il Mattino
Quattro racconti comico-grotteschi per ricordare un paese che non c’è più. Quattro "leggende metropolitane" nate nella Romania di Ceausescu e trasformate in film a episodi da un pugno di bravissimi registi esordienti ma non così giovani da non avere ricordi diretti di quell’epoca. Affiancati e coordinati da Cristian Mungiu, l’autore del geniale Quattro mesi, tre settimane, due giorni (palma d’oro a Cannes). Un film così cupo e drammatico che Mungiu, dopo, ha avuto voglia di fare qualcosa di completamente diverso "nello spirito del cinema popolare italiano anni 60-70". L’episodio più comico di Racconti dell’età dell’oro è quello in cui un poliziotto e la sua famiglia devono trovare il modo di macellare un maiale in casa se vogliono festeggiare il Natale malgrado le restrizioni alimentari imposte dal regime, senza farsi notare dai vicini e possibilmente senza lasciarci le penne. Il più malinconico quello che vede un camionista addetto al trasporto di polli mettersi in affari pericolosi per compiacere una bella locandiera. C’è anche un episodio che viene dall’Ispettore generale di Gogol (un personaggio, non a caso, si chiama Gogu). Ma la realtà supera sempre la fantasia, figuriamoci cosa poteva succedere sotto il tiranno più surreale dell’Europa socialista quando un burocrate arrivava in un villaggio e ordinava di dipingere di bianco i piccioni per farne colombe e di liberare pecore per le strade, non mucche, perché fra gli ospiti della delegazione in arrivo c’erano anche indiani.
Ma il "racconto" più archeologico e insieme più attuale è quello in cui due malcapitati fotografi del quotidiano di partito "Scinteia" fanno i salti mortali per rimettere il cappello in testa a Ceausescu in una foto in cui il dittatore appare troppo basso accanto allo svettante presidente francese Giscard d’Estaing, e ha perfino l’aria di essersi scoperto il capo in omaggio all’ospite capitalista. Una farsa a colpi di forbici e raschietto che può suonare inverosimile in epoca di immagini digitali e photoshop, ma che al di là delle differenze tecniche mostra nella sua più grottesca evidenza il volto sempre attuale della censura. Travasando in tutti i dettagli, i gesti, le facce, le corsette, gli sguardi, gli occhiali pesanti, le assurde cravatte, le borse sotto gli occhi degli ottusi, zelanti, ignorantissimi burocrati, un’esattezza, una corposità, una concretezza fisica da applauso.
L'humor di massa elisir dell'oblio nel post Ceausescu
di Mariuccia Ciotta, Il Manifesto
Romani, rom, rumeni... stessa matrice, stessa lingua d'origine. Tanto che il regista Cristian Mungiu, Palma d'oro 2007, si è ispirato alla commedia italiana anni '60-'70 per il film collettivo, cinque episodi, I racconti dell'età d'oro, prodotto e scritto dallo stesso Mungiu, che dirige uno dei corti insieme a Uricaru, Hoffer, Marculescu e Popescu. Sono le «leggende metropolitane» dell'era Ceausescu, distillato dell'humor di massa, antidoto alla rigida e insensata disciplina di partito. Il cinema rumeno colleziona tra i tanti uno dei migliori cineasti al mondo, Lucien Pintilie, che ha restituito colori, bellezza, lacrime e memoria di una Romania inquieta e non umanamente pacificata durante la dittatura comunista. Mungiu, altra generazione, aveva circa 20 anni quando Ceausescu e sua moglie furono spazzati via a fucilate e si può permettere di scherzare con l'«età d'oro», ovvero gli ultimi quindici anni del dittatore, i peggiori per la Romania poverissima e affamata. Impossibile realizzare un film così allora, un po' imbarazzante vederlo adesso conoscendo già l'«happy end», come sbarazzarsi politicamente dell'avversario sparandogli addosso. Ma forse la comicità, seppure amarognola, non conosce frontiere. E Mungiu inanella le sue «leggende metropolitane» intorno all'ubbidienza cieca dei rumeni. Qualcosa di grottesco, storie soprattutto di periferia rurale, di gente semplice alle prese con una logica folle. Due episodi per tutti.
Un piccolo paese si mette a festa per una visita ufficiale del partito (che all'ultimo momento sarà annullata). Servono montoni (si troveranno mucche), piccioni, striscioni, bandiere, musica... e frutta per addobbare gli alberi. Vi ricordate i limoni finti che Berlusconi voleva far appendere alle piante per il G8 di Genova? L'idea era di Ceausescu. Finisce che i notabili del paesello, saliti su una giostra per dimenticare la festa mancata, restano a girare per tutta la notte sui seggiolini volanti. Il dirigente aveva ordinato a «tutti» di salire, nessuno è rimasto per spegnere la giostra. Altro round. Fotografia di Giscard d'Estaing in visita diplomatica accanto a Ceausescu da stampare in prima pagina su Scinteia, quotidiano del partito. Fermate le macchine! Il dittatore non ha il cappello, il premier francese sì. La foto viene ritoccata, ma nessuno si accorge che Ceausescu, ora munito di cappello, il suo ce lo aveva in mano. Particolare: la prima richiesta di modifica della foto riguardava l'altezza del capo (troppo basso rispetto a Giscard d'Estaing)! Anche noi, è evidente, siamo nell'«età dell'oro». Ma non ci divertiamo tanto come i rumeni.
Romania a effetti speciali
di Luigi Paini, Il Sole 24Ore
"Miracoli" della distribuzione italiana, ma benché mutilati restano da non perdere i Racconti dell'età dell'oro diretti dal rumeno Christian Mungiu e diversi altri colleghi-registi dello stesso paese. L'età dell'oro di cui si parla è, ovviamente, quella presentata come tale dal folle dittatore comunista Ceausescu e dalla sua cricca. Si ride, ma sempre a denti molto stretti: ad esempio nell'episodio iniziale, quando un intero villaggio agricolo è messo in agitazione dall'imminente arrivo di un'ispezione da parte di un inflessibile (?) commissario di partito. Si pensa addirittura di attaccare dei frutti sugli alberi, giusto per fare bella figura… e si finisce per salire tutti su una giostra che continua a girare su se stessa per l'intera notte. E come mai nessuno la ferma?
Semplice: gli ordini tassativi erano che tutti salissero sui seggiolini, e dunqueè salito anche il giostraio… Cronache di un mondo assurdo, in cui l'unica, continua, maniacale preoccupazione è procurarsi qualcosa da mettersi sotto i denti. Miraggio massimo un bel maialone, "protagonista" dell'ultimo episodio. L'animale è portato in città nel baule di un'automobile, ma una volta arrivato a destinazione si pone il problema di come ammazzarlo, senza farsi scoprire dai vicini. Perché non provarci col gas? Sarebbe davvero uno spasso, se tutto questo non fosse davvero successo, giusto ieri l'altro, nella vecchia, civilissima, sempre sorprendete Europa

RACCONTI DELL'ETA' DELL'ORO
Cristian Mungiu
Constantin Popescu
Ioana Uricaru
Razvan Marculescu
Con
Alexandru Potocean
Teodor Corban
Emanuel Parvu
Avram Birau
Paul Dunca
Commedia, durata 100 min.
Romania, Francia, 2009