NORD
Un road movie su motoslitta tra le nevi della Norvegia
Ormai ritiratosi in solitudine a lavorare come guardia di un parco sciistico, Jomar scopre di essere il padre di un bambino nato nell'estremo Nord del paese e quindi sceglie di partire in viaggio attraverso la Norvegia. Mezzo utilizzato una motoslitta, uniche provviste cinque litri d'alcol.
Che sia per un'iniziazione di qualche genere o per riallacciare dei rapporti da troppo tempo (e magari bruscamente) interrotti, quella del road movie è una delle formule più antiche e consolidate del cinema, dove il viaggio rappresenta l'occasione per l'incontro fugace, casuale, ma spesso cruciale, con degli sconosciuti.
Nord non fa nulla per uscire da questo canovaccio, non ci prova nemmeno, ma funziona ugualmente, forse per l'umiltà ossequiosa con cui lo ripropone o forse per la colonna sonora country dei Motorpsycho in versione International Tussler Society o forse ancora per come indugia sugli sguardi diffidenti e carichi di solitudine di questi norvegesi sparsi tra i ghiacci del nord. Anche topoi di per sé abusati come l'incendio della casa che Jomar abbandona o altri eventi che simboleggiano un taglio netto con il passato riescono a rientrare nel contesto dimesso del film senza appesantire la narrazione.
Jomar incontra (pochi) esseri umani durante il suo viaggio: per alcuni di loro l'isolamento è una scelta, per altri una necessità con cui convivere, per tutti significa estraniarsi inevitabilmente dalla società e crearsi un proprio mondo parallelo, con delle sue bizzarre regole e con dei suoi ancor più bizzarri passatempi.
Sono proprio questi nuclei di personaggi borderline, tappe senzienti del viaggio di Jomar, a risultare i veri protagonisti di un delizioso ed eccentrico snow trail movie.
Emanuele Sacchi (mymovies.it)
LA CRITICA
Nel silenzio dei ghiacci alla maniera di Lynch
di Paolo D'Agostini, La Repubblica
Avete presente quei film che forse non raccontano niente di speciale però hanno un tono, hanno un "sapore" che li distingue? Ebbene questo Nord è uno di loro. E, poi, avete presente (ma se siete giovani c' è da dubitarne, perché da allora non si vedono più) quei film dell' ondata americana dei primi anni Settanta? Quei film che qualunque fossero contenuto e ambientazione avevano tutti in comune qualcosa: un clima, una sensibilità da cui si ricavava che non potevano non essere figli dei loro anni. Non tutti rimasti famosi, non tutti di registi famosi, ma i cultori e gli affezionati (di allora, ma speriamo che le loro file si siano almeno un po' rinnovate) sanno di che si parla. Da Cinque pezzi facili a Fat city, da Punto zero a Getaway, da Corvo rosso a L' ultima corvée e Lo spaventapasseri e Electra Glide. Ecco, siamo pronti a scommettere che questo Nord contiene un po' di consapevole richiamo a quelle atmosfere "New Hollywood". Del resto, anche se il suo giovane regista esordiente non ne sa nulla, il suo film è di sicuro - come tanti di quelli - una ballata. Un road movie. Però. Non assolate highways che si perdono dritte all' orizzonte. Non squallide cittadine del Midwest tutte uguali e deprimenti. Non Grandi Laghi e Montagne Rocciose. Ma le distese e le solitudini del Grande Nord europeo. Norvegia. Il tipo protagonista, che dirà forse un centinaio di parole in tutto il film, è un ex campione di sci caduto in depressione. Ancora in cura presso un istituto psichiatrico, sperso nell' inverno del Nord, perché il panico per incendi e tunnel ancora non l' ha abbandonato, si è sistemato in una baracca come custode di un impianto di risalita che gestisce di malavoglia, con pigrizia oblomoviana. La visita di un ex migliore amico, dopo una scazzottata (è quello che gli ha rubato la donna), lo risveglia dal torpore. Decide di tornare da lei e di conoscere il figlio che non ha mai incontrato, così carica benzina alcol e sigarette sulla motoslitta e - un po' come il vecchio di quel meraviglioso film di Lynch che si chiama Una storia vera- parte peri mille chilometri che lo separano dall' obiettivo. Il film è questo viaggio. È fatto dagli incontri che sulla strada il nostro Jomar fa. Incontri rari, spesso quasi muti, con gente bizzarra e stravagante. Da ognuno una lezione. A ognuno un piccolo conforto. La ragazzina con la nonna che gli danno asilo quando il sole riflesso sulla neve lo ha quasi accecato. Il giovane operaio solitario che lo raccoglie con la motoslitta in panne e lo induce a rimettere dopo tanto tempo gli sci. Soprattutto l' eremita che aspetta la morte nella sua tenda su una distesa di ghiaccio e gli regala la sua tessera del supermercato. Finale muto e commovente. Lui e il bambino, senza dire una parola. Piccolo film baciato dalla grazia. Potrebbe essere il magico risultato di una sola volta, la perfezione casuale e ingenua dell' autobiografia di un debuttante.
On the road nei ghiacci contro l'ansia
di Roberto Silvestri, Il Manifesto
I primi a lanciarlo verso il successo internazionale sono stati i selezionatori della Berlinale, dove era lo scorso anno nel Panorama Special. Nanni Moretti lo ha acquistato per la distribuzione Sacher. E il successore al Torino film festival, Gianni Amelio, lo ha messo in concorso. Nord di Rune Denstad Langlo è un road movie svitato e poetico, ambientato nella zona nord della nordica Norvegia, con attori non professionisti, tranne il protagonista, e una vaga ispirazione autobiografica, il regista ha pensato il personaggio principale in un periodo di depressione. E non fosse per un tessuto musicale perennemente country, che fa più deserto che inuit, non si resisterebbe dal freddo. Anche se la vodka russa scorre a fiumi e scaldano le «freddure» che lo sceneggiatore (Erlend Loe, scrittore di fama) dissemina, pensando sia a Kaurismaki che all'appena superfesteggiato poeta nazionale Knut Hamsun, il pre-beat... Tra zen e burlesque.
Il paesaggio di neve e iceberg (il film è stato girato in febbraio e marzo, i più rigidi dell'inverno nella zona di Trondheim, una città della Norvegia centrale, e poi nel nord del paese, vicino a Troms County, a 500 km dal Circolo Polare Artico), viene attraversato in motoslitta, poi sugli sci, da Iomar, trentenne distrutto psicologicamente (depressione, disistima, panico, più crisi intrecciate di ogni tipo) dopo che la moglie è fuggita verso il Polo Nord col figlio ... Addetto a un impianto sciistico Iomar un bel giorno lascia tutto, lavoro e centro di cura mentale, dove va per il ping pong. Anzi il suo impianto lo brucia proprio, e grasso o imbolsito dagli psicofarmaci come è, inforca la motoslitta e come sprofondato in un suo viaggio interiore di rinascita, inanella sei o sette incontri (e altri incendi dolosi sparsi, tanto per ricordare gli esperimenti di Nobel?) che, uno in un modo, l'altro in un altro, volontariamente o involontariamente, saranno utili alla sua ricostruzione psichica: la bambina gentile ma ostinata che lo accoglie in casa e ne guarisce l'ambiopia; un padrone di casa che lo lascia entrare in casa a rifocillarsi e uno che invece gli spara dietro col fucile; il gay (che non lo ammette) che ne adora le acrobazie da campione di salto e che si ubriaca con tampax imbevuti di vodka e ben fissati sul cranio; i soldati con il carrarmato, fermati come a Tienanmen, che perdono così l'esercitazione, ma tanto partiranno lo stesso per Kabul; il novantenne che preferisce una tenda indiana alla sua riscaldata magione, e morire facendosi trascinare lentamente dalla sua motoslitta a cui è legato con la catena, perchè il buco di ozono, piccolo effetto macabro, apre improvvisamente i ghiacci...
I dialoghi non formano narrazione, anzi la dissipano. Il movimento non è orizzontale, da a a b, ma verticale e spiraliforme, e attraverso la fiaba, ricca di metafore, questa piccola nazione indipendente da un secolo festeggia la scoperta di una sua identità «a parte», fatta di dolcezza, durezza, ferocia, stranezza, tenerezza e ansia vichinga di viaggio oltre «i confini».
"Nord", bianco come la verità
di Fabio Ferzetti, Il Messaggiero
Molta neve, poche parole. Un ex campione di sci che per una violenta depressione ha perso tutto, compresi una compagna e un figlio che non sapeva di avere. E un lungo viaggio attraverso il bianco abbagliante della Norvegia settentrionale, più efficace ed emozionante di qualsiasi terapia. È Nord, debutto del documentarista norvegese Rune Denstad Langlo, premiato a Berlino 2009 e distribuito dalla Sacher di Nanni Moretti che deve aver ritrovato in questo vichingo nevrotico e temerario qualcosa del suo cinema febbrile e spavaldo, dal gusto dell'impresa sportiva alla paternità difficile. Al confronto con personaggi bizzarri come quelli che il corpulento Jonar incrocia lungo il viaggio, prima in motoslitta e poi sugli sci. Uno "snow movie", più che un road movie, in cui ogni casa, ogni baracca, ogni tenda rivela a Jonar qualcosa del mondo e qualcosa di sé. Un percorso iniziatico, ma pieno di humour, che allinea personaggi molto diversi per sesso ed età, fra cui spiccano un giovane meccanico folle di solitudine (che ha un metodo tutto suo per ubriacarsi) e un anziano nomade che pesca sul ghiaccio, saggio come un vecchio capo indiano. Tutti presi "dalla vita", tolti Jomar e il ragazzo, e accordati a un timing interiore perfetto. Una piccola grande sorpresa.
Viaggio tra nevi e dentro l'anima
di Lietta Tornabuoni, La Stampa
Un viaggio di mille chilometri (in motoslitta, sugli sci, a piedi) nel paesaggio nevoso magnifico della Norvegia. Un giovane uomo quasi alcolizzato, malato di una grave depressione e per questo abbandonato dalla moglie, dopo aver dato fuoco alla propria casa decide di raggiungere la donna e il loro figlio. Guarda troppo direttamente e troppo a lungo il sole, si brucia gli occhi, trova aiuto nella casa d'un vecchio e d'una bambina, riparte. Neve, tempeste di neve. Entra in una casa abbandonata e la brucia. Incontra un eremita ottantenne che scrive in una tenda e lo vede morire. Lotta contro l'ostilità della Natura. Arriva alla sua méta. La profonda solitudine circostante e la durezza del clima, che in certo modo somigliano al, desolato paesaggio interiore che la malattia disegna nel protagonista, rendono unico e bello, anche se un poco punitivo, il film interpretato da un bravissimo attore, capace di comunicare senza una parola il disprezzo che prova per se stesso (è una sensazione tipica della depressione), la graduale e quasi impercettibile guarigione durante il viaggio, un mix di brutalità e dolcezza. I luoghi che il protagonista viaggiatore attraversa, a 500 chilometri dal Circolo Polare Artico, filmati in febbraio e marzo, i mesi più rigidi dell'inverno norvegese, sono di una bellezza meravigliosa.

NORD
Con
Anders Baasmo Christiansen
Kyrre Hellum
Marte Aunemo
Mads Sjøgård Pettersen
Commedia, durata 78 min.
Norvegia 2009