IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Sguardi rivelatori per raccontare i drammi della Storia
Benjamín Esposito è un assistente del Pubblico Ministero in pensione. Dopo una vita passata a rincorrere assassini decide di dedicarsi completamente alla stesura di un romanzo. Per farlo ripensa al vecchio caso Morales degli anni Settanta, archiviato dalla polizia negli scaffali polverosi dello stato, ma per lui rimasto sospeso in un tessuto di pensieri senza possibilità di scioglimento. La morte della ragazza, stuprata e uccisa brutalmente da un conoscente che rimarrà impunito, lascia nello sconforto Ricardo Morales, il novello marito, apparentemente tranquillo ma in fondo assetato di vendetta. Nel percorso all’indietro di Esposito, si inserisce anche l’amore per Irene, segretaria del Pubblico Ministero, sentimento nato e negato, mai vissuto. Intrappolare Il segreto dei suoi occhi in un solo genere ben codificato sarebbe un’operazione semplicistica e fuorviante. Il film di Juan José Campanella è un thriller dalle implicazioni legali, ma è anche un’opera sentimentale sull’amore impossibile, oltre che una storia politica di denuncia morale. La complessità del racconto, tesa alla dimostrazione dell’impotenza dell’uomo di fronte alla morte, non soffoca però le emozioni ma le incanala in un ingranaggio di sequenze che svela, attraverso i dettagli, la profondità delle trepidazioni dell’anima. L’assassinio di una giovane sposina innocente apre ferite laceranti a chi rimane in vita. E finisce per trasformarsi in un’ossessione non solo per il marito rimasto vedovo, ma anche per Esposito, in qualche modo anch’esso vedovo di un amore sfiorato ma non posseduto. Ritmato dalla presenza di fotografie rivelatrici (Eros e Thanatos negli occhi di chi è ritratto), l’andamento narrativo stempera la gravità del tema della morte, inserendo momenti di leggerezza di grande raffinatezza stilistica, dettati dall’ironia. Gli avvenimenti si concatenano l’uno con l’altro, scorrono lungo la via del tempo, mettendo a fuoco un particolare momento storico (la dittatura militarista argentina tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta) ma, nell’operazione, si inserisce anche la volontà di rappresentare una storia piccola, tenuta in piedi da pochi personaggi, per riflettere sul comportamento umano universale. Questo equilibrio tra privato e pubblico è la forza del film, un contenitore di emozioni che rimane nascosto dentro le mura di stanze buie e palazzi squadrati (le scene importanti sono girate in luoghi chiusi, ad esclusione del piano sequenza allo stadio), ambientazioni simboliche - prigioni più che case ospitali – che racchiudono l’ansia del vivere, in attesa di essere raccontata. Anche attraverso la scrittura di un libro.
Nicoletta Dose (mymovies.it)

LA CRITICA

Inchiesta e passione da premio Oscar
di Valerio Caprara,
Il Mattino
A soddisfazione. Mettetevi comodi, esigete una proiezione all'altezza e preparatevi a gustare un grande film all'antica, uno di quelli in grado di nascondere il tempo, fare la gimkana sui piani emotivi e concettuali e provocare infinite discussioni postume. «Il segreto dei suoi occhi», vincitore a sorpresa dell'Oscar riservato ai titoli stranieri, possiede, in pratica, la rimpianta qualità di venire incontro alle esigenze del pubblico non specializzato suggerendo nel contempo una serie di motivi stimolanti per quello più agguerrito: grazie all'ardito e riuscito dosaggio di tonalità thrilling, melò, noir e storico-politiche Juan José Campanella, argentino che si è fatto le ossa dirigendo negli Usa episodi di serie tv come «Law & Order» e «Doctor House», riesce a rendere credibile e avvincente una sceneggiatura (tratta dal romanzo La pregunta de sus ojos di Eduardo Sacheri) tutt'altro che semplice, articolata com'è su un meticoloso, fitto, allarmante e incalzante incrocio di presente col passato. Il personaggio-guida del film è Benjamìn (Ricardo Darìn), solitario pensionato che per vincere la propria amarezza decide di scrivere un romanzo ispirato a un caso di efferato omicidio accaduto venticinque anni prima a Buenos Aires. Ci ritroviamo dunque nel '74, quando al suo ufficio di vice cancelliere presso il tribunale viene assegnata il nuovo capo Irene (Soledad Villamil): «rigida, conservatrice, compassata» all'inizio, ma poi vincolata al socialmente inferiore protagonista e al suo genialoide e alcolizzato assistente Sandoval (Guillermo Francella) dalle indagini sul brutale stupro e assassinio della mogliettina sexy dell'anonimo bancario Morales (Pablo Rago). Il puzzle così si ricompone a poco a poco, costringendo Benjamìn a rivivere da un nuovo e ancora più destabilizzante punto di vista l'impatto che ebbero sulla sua vita le drammatiche tappe dell'inchiesta, la passione inespressa per la donna (ormai diventata autorevole giudice, moglie madre) e l'atmosfera di cupa paranoia che stava per calare sul paese dopo la morte di Peròn, l'ascesa al potere della moglie Isabel e i prodromi del golpe militare. Campanella porta ai limiti della soap la struttura di genere - il massimo del romanticismo e della nostalgia, scarti improvvisi di humour e di violenza, espliciti duelli sessuali e insieme morali, il culto popolare per il football (sul quale è congegnata una sequenza straordinaria, destinata a restare nei manuali), l'ossessione della vendetta - per poi dare consistenza e profondità a raccordi raffinati come quelli della logica «rivelatrice» degli occhi e degli sguardi, delle vite indotte a perdere d'un tratto ogni significato o della ricerca (vana) di giustizia affidata all'accoppiata imperitura di un Don Chisciotte e un Sancho Panza.

Quando l'Argentina si spinse nell'abisso
di Fabio Ferzetti,
Il Messaggiero
Una volta il peggior nemico della memoria era il tempo. Oggi è la valanga di informazioni che a volte confonde e rimescola tutto in un eterno presente. Su questo terreno il cinema ha ancora molte carte da giocare, specie in paesi che con la memoria hanno un conto aperto come l'Argentina. Il segreto dei tuoi occhi, Oscar come miglior film straniero in barba a due capolavori come Il nastro bianco e Un prophète, è un perfetto esempio di questo lavoro che usa con abilità i generi (poliziesco, mélo) per scavare nella memoria. Protagonista è il maturo Esposito (un magnifico Ricardo Darìn), funzionario in pensione del tribunale di Buenos Aires che vuole scrivere un romanzo su un delitto di 25 anni prima da cui è ancora ossessionato (occhio alle date: il delitto è della primavera 1974, l'azione dunque si divide fra quel periodo e il 1999). Cosa c'era dietro lo stupro e l'omicidio di una giovane bellissima e senza storia? Perché né Esposito né l'affascinante magistrato per cui lavorava e che amava in silenzio, l'altera Irene (la toccante Soledad Villamil), riuscirono a sbattere in galera il colpevole? E dove sarà il marito della vittima, che continuò a cercare da solo l'assassino? Trattandosi di anni 70 e Argentina, scatta l'associazione più ovvia: giunta militare, desaparecidos, voli della morte. Sbagliato! Perché Peron muore nel luglio '74, il golpe è del marzo'76, dunque la parte principale del film si svolge nel periodo d'incubazione della dittatura. Un periodo semicancellato dalla valanga di orrori successiva, tanto che oggi gli stessi argentini, specie i più giovani, ne hanno scarsa cognizione. Campanella rievoca quegli anni oscuri proiettando l'inchiesta di Esposito, del suo aiutante ubriacone e della loro bella capoufficio, contro lo sfondo agghiacciante di un paese che stava sprofondando nell'orrore ma non osava dirselo. Sono gli anni in cui il Potere reclutava malviventi comuni e la famigerata AAA (Alleanza Anticomunista Argentina) rapiva e trucidava impunemente "sovversivi". Si dice persino che Peron sia morto per mano di uno di questi delinquenti, guardia del corpo e amante di sua moglie Isabelita (a questo allude una scena del film, da non svelare). Campanella è bravissimo a evocare tutto questo giocando sulle atmosfere, gli uffici divorati dalle scartoffie, il collega improvvisamente e apertamente minaccioso, le scene madri centellinate con maestria (c'è perfino un imprevedibile momento "hard"). Qualcuno non gli perdonerà l'epilogo a sorpresa o l'addio alla Dottor Zivago. Ma basterebbe la scena dell'ascensore a riconciliarci con un cinema insieme tradizionale e potente. Dopo tanti "cattivi" da 007, avevamo dimenticato cos'è la paura al cinema. Campanella ce lo ricorda con schietta brutalità. È una lezione anche questa.

I troppi segreti di Buenos Aires
di Lietta Tornabuoni,
La Stampa
La scena più inattesa è durante l’interrogatorio di un giovane da parte d’una funzionaria del tribunale penale di Buenos Aires: repentinamente il ragazzo tira fuori il coso dai pantaloni, lo esibisce, poi aggredisce la donna con un forte pugno. Lo stile de il segreto dei suoi occhi è in genere meno clamoroso, ma la storia tratta da un romanzo di Eduardo Sachiri è molto interessante e complessa. Un impiegato del tribunale penale di Buenos Aires (in quel Paese deve esserci un coincidere del lavoro per il tribunale e del lavoro di polizia giudiziaria), andato in pensione, seguita a pensare a un delitto impunito di venticinque anni prima con tanta intensità da decidere di raccogliere i suoi ricordi in un libro: quello che scopre muta il suo passato e il suo avvenire. Il montaggio tra fatti di presente, passato remoto e passato prossimo è molto abile, non deviante; il contrasto tra delitto di sangue e routine burocratica quotidiana è molte ben raccontato, gli attori sono tutti impeccabili; e i sentimenti del protagonista (amicizia, amore), mai espliciti danno calore umano alla vicenda. Il film ha avuto l’Oscar come migliore opera in lingua non inglese del 2009: più che meritato.

L'Oscar argentino, tra melodramma, noir e storia individuale e collettiva
di Boris Sollazzo,
Liberazione
A chi si danna per titoli imperdibili non distribuiti, raramente viene in mente un maestro come Juan Josè Campanella. Uno che ha vinto l'ultimo Oscar per il miglior film in lingua straniera (e che già c'era andato vicino in passato, finendo nella cinquina, con Il figlio della sposa , unico già mostrato anche nel nostro paese), uno che ha raccontato l'Argentina degli ultimi decenni con microcosmi vibranti, pieni di sentimenti e di emozione. Melodrammi che mischiano genere e Storia per dirci cosa successe prima della dittatura militare, come in quest'ultimo Il segreto dei suoi occhi , o durante la bancarotta fraudolenta di un intero paese, come in Luna de Avellandeda . Uno sguardo impietoso ma pieno di pietas su una patria martoriata da orrori ed errori politici e storici, su un Potere ottuso e feroce. Tre decenni fa cominciò l'eccidio fisico e psicologico di una generazione- i desaparecidos- più tardi colpirono le tasche. Il segreto dei suoi occhi (tratto dal libro di Sacheri La pregunta de sus ojos ) in qualche modo, chiude il cerchio. Tra un presente pieno di rimpianti e un passato di rimorsi (e viceversa), tra un amore devastato da un omicidio atroce e un altro mai nato. Due delitti simili, in cui i due protagonisti del secondo lottano per il primo, in una catarsi che li allontana nel 1975 per farli ritrovare tre decenni dopo. La coppia Ricardo Darìn- Soledad Villamil, suoi attori feticcio, sono struggenti nello sfuggirsi cercandosi, in quel libro con cui il primo torna sul luogo del delitto. Quello di un amore soffocato dalle regole sociali, quello di una ragazza martoriata, bella, giovane e innamorata e del suo vedovo inconsolabile. E sullo sfondo l'Argentina, prima di Videla & C., già ben oltre l'orlo del baratro, in balia di forze del disordine con licenza di uccidere. Campanella è un burattinaio sopraffino, muove gli attori, bravissimi, sulla sua scacchiera, stupisce cambiando genere con repentina decisione- melodramma, noir, commedia, buddy movie (grazie a un comprimario da urlo come Guillermo Francella)- e offre soluzioni artistiche di grande livello, come "finti" pianosequenza da manuale. Si pensi solo allo stadio- bella la scelta della squadra del Racing di Avellaneda, perdente di successo con tifo caldissimo- che ospita un momento di grande cinema. E per più di due ore questo fine cineasta che sa prenderci a schiaffi e poi asciugarci le lacrime, viaggia nella memoria individuale e collettiva. Il filo rosso sangue parte dal corpo esanime e meraviglioso di Carla Quevedo fino a quello provocante e provocatorio dell'interrogatorio di Soledad Villamil, corpi di donna su cui gli uomini sfogano codardia, violenza, (auto)distruzione. Un film che è storia di carne viva e allo stesso tempo metafora assoluta, cinema d'autore e intrattenimento d'alto livello.


IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Un film di Juan José Campanella

Con
Ricardo Darín
Soledad Villamil
Guillermo Francella
José Luis Gioia
Pablo Rago

Drammatico, durata 129 min.

Argentina, Spagna, 2009