IL CANTO DELLE SPOSE
Una storia che trova la propria forza espressiva nella condizione femminile, oltre le ideologie e il politically correct
Tunisi, novembre 1942. Due adolescenti, Myriam e Nour sono amiche e vicine di casa sin dall'infanzia e condividono ogni segreto. Nour, musulmana, è innamorata di Khaled che il padre non vuole come genero finché non avrà un lavoro. Myriam, ebrea e orfana di padre viene promessa in sposa a Raoul, un medico benestante molto più vecchio di lei ma in grado di sanare i problemi economici familiari. Le due conserveranno una forte solidarietà fino a quando l'occupante tedesco, spalleggiato dai francesi collaborazionisti, non inizierà un'azione di propaganda volta a mettere i musulmani contro gli ebrei.
Karin Albou ha già affrontato nella sua opera prima (inedita in Italia) La petite Jérusalem il complesso tema del rapporto tra individui e fede religiosa. Torna ora ad occuparsene con una vicenda ambientata nella Tunisia coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale in cui il contesto storico funge da catalizzatore di tensioni che restano però universalmente valide. Perché queste due giovani donne hanno sviluppato una solidarietà così forte che può essere incrinata solo dall'irrompere di ideologie che si sovrappongono all'umano sentire per fagocitare qualsivoglia tentativo di razionalità.
La regista, che si riserva anche il ruolo della madre di Myriam, centra l'obiettivo quando decide di andare oltre al politically correct (mostrando cioè la condizione dei tunisini musulmani e quella dei loro connazionali di origine ebraica) per raccontare una storia che trova la propria forza espressiva nella condizione femminile. Una condizione a cui sembrerebbe non poter sfuggire nessuna delle due. Nour, invaghita di un Khaled tanto maschilista quanto pronto a farsi indottrinare senza riflettere. Myriam, destinata a un uomo che detesta ma per il quale si ‘deve' preparare.
I corpi femminili assumono una grande espressività in un film che non li esibisce per voyeurismo ma ce li fa ‘sentire' come soggetti (si vedano le scene nell'hammam) che possono in ogni momento divenire ‘oggetti' da possedere con l'inganno e il fascino subdolo (Khaled) o con il potere del denaro (Raoul). Ma non si tratta di vetero-femminismo. Albou mostra i lati umani anche dei due protagonisti maschili riservando inoltre al padre di Nour due brevi scene dense di significato.
Lo spettatore viene messo nella condizione di pensare che le due ragazze hanno troppo in comune perché tutto debba essere corrotto dalla paura e dagli slogan. Ma un mondo reso cieco dall'irrazionalità congiura perché ciò avvenga. Purtroppo non è solo storia di ieri.
Giancarlo Zappoli (mymovies.it)
LA CRITICA
La religione non divide le amiche
di Roberto Nepoti, La Repubblica
Secondo lungometraggio della regista franco-tunisina Karin Albou, Il canto delle spose è una storia al femminile ambientata nella Tunisi del 1942. Le sedicenni Nour, musulmana, e Myriam, ebrea, sono amiche da sempre. A mettere a rischio il loro rapporto intervengono l' invasione nazista del Nordafrica e il fidanzamento di Nour con Khaled, che diventa collaborazionista. Karin mette in scena un film forte e sensuale, introducendo lo spettatore nell' intimità di un gineceo fino a fargli provare la sensazione di respirare aromi di pelli femminili. Ma risolve ogni situazione con delicatezza: come nella scena della depilazione del pube di Myriam, dove l' inquadratura sembra fondere le due giovani in una sola persona.
Ragazze in cerca di identità Religiosa, sessuale, politica
di Davide Turrini, Liberazione
Belle ragazze, begli occhi e bel cuore, begli sguardi da incrociare. Il canto delle spose è prima di tutto seduttivo cinema al femminile. I visi delle adolescenti Myriam (Lizzie Brocheré) e Nour (Olympe Bornal) riempiono armoniosamente il quadro. Amiche per la pelle, ravvicinate nel raccontarsi, intime nel confidarsi, comprensive nel lamentarsi di un destino che fin da ragazzine le vuole prone esecutrici di voleri altrui. Entrambe vivono nello stesso chiuso cortiletto, su due piani diversi, in una levigata Tunisi autunnale sul finire del '42. Il Nord Africa è territorio d'occupazione nazista e la propaganda goebbelsiana spinge i "fratelli" musulmani alla guerra santa contro i nemici ebrei. Myriam è ebrea francese, orfana di padre e con una mamma (la stessa regista del film, Karin Albou) rimasta senza troppi denari in tasca. Nour è musulmana, con uno stile di vita più spartano, un velo bianco ad avvolgerle spesso il capo. Myriam dovrà sposare il ricco e adulto medico ebraico Raoul (Simon Abkarian, attore feticcio di Robert Guediguian ed Atom Egoyan) per fare in modo che la famiglia possa pagare la retta capestro richiesta dagli occupanti nazi. Nour è invece innamorata del musulmano Khaled, giovincello scavezzacollo in attesa di lavoro che presto arriverà proprio grazie al Terzo Reich.
Il canto delle spose è un fluido e tattile dramma sospinto dal "paso doble" di Myriam e Nour: l'esplorazione della loro identità sessuale attraverso il prisma dei loro corpi e la trasfigurazione del loro affetto che dovrà necessariamente attraversare la tragica impostura delle differenze razziali. Albou filma un testo classico arricchendolo di un sottile erotismo denso di coraggiosi dettagli visivi. C'è infine un coraggio infinito nel ritmare un film con silenzi e sguardi, momenti di muta contemplazione, sequenze dove parlano soltanto gli occhi e i gesti delle fanciulle. Aperta agli spiragli di bianca luce filtrata la sublime fotografia di Laurent Brunet. Distribuisce Archibald.
Il rombo del nazismo nella Tunisi del 1942
di Fabio Ferzetti, Il Messaggiero
Come si racconta la grande Storia in un piccolo film ("piccolo" in senso produttivo, s'intende)? Scegliendo un punto di vista insolito. E quello de Il canto delle spose è insolito tre volte. Perché siamo nella Tunisi del 1942, e non sono molti i film che rievocano la Seconda Guerra mondiale con gli occhi delle colonie o dei protettorati. Perché le protagoniste sono due ragazze, più attente al loro destino individuale che al futuro del mondo. Perché Myriam e Nour, amiche per la pelle come succede solo a 16 anni, vivono nello stesso cortile ma appartengono a mondi che oggi diremmo lontani e che allora erano vicini. Anche se non per molto.
Myriam infatti è ebrea, Nour araba. Myriam va a scuola, Nour deve contentarsi dell'educazione sommaria prevista per le musulmane povere. In compenso Nour sta per sposarsi anche se ha appena 16 anni, mentre la madre di Myriam vuole maritarla a uno zio che ne ha più di 40, ma è ricco e può aiutarle. La Francia collaborazionista del maresciallo Pétain dà infatti prova di zelo anche in colonia, e la radio annuncia pesanti sanzioni per gli ebrei, "colpevoli" di aver scatenato la guerra, dunque condannati a pagare i danni inflitti dalle bombe alleate in denaro o in lavoro...
Basterebbe questo sguardo così inconsueto su una tragedia vista quasi sempre con occhi europei a dire l'interesse eccezionale del secondo film della franco-algerina Karin Albou (anche attrice, è lei la madre di Myriam). La Albou infatti è bravissima a rievocare un'intera epoca in pochi scorci (un aereo tedesco che lancia volantini, la propaganda alla radio, una battuta razzista lasciata cadere fra le donne nude, arabe ed ebree insieme, nell'hammam...). Sottolineando, a volte un poco didascalicamente, le contraddizioni più sanguinose: come il fidanzato collaborazionista di Nour; o lo zio ricco che smista gli ebrei destinati ai lavori forzati, come se non fosse ebreo anche lui, in ossequio a una direttiva della comunità ("difendere l'élite").
Ma al centro di tutto resta sempre il corpo e in particolare il corpo delle donne, corteggiato, controllato, manipolato (c'è una scena di depilazione intima dal verismo a dir poco impressionante). E in fin dei conti destinato a concentrare su di sé tutte le crudeltà dela Storia. Con una precisione e un'immediatezza che solo il cinema può rendere con tanta fedeltà.
Sesso e sentimenti di antiche etnie
di Gian Luigi Rondi, Il Tempo
Tunisia 1942. È un protettorato francese, ma la Francia è stata occupata dai tedeschi che sono arrivati anche li, con le loro oppressioni e quel loro efferato antisemitismo che ha già costato la possibilità di lavorare ai molti ebrei residenti da generazioni con il divieto, ai loro figli, di andare a scuola e presto con l'obbligo, per i più validi, di servigi non dissimili dai lavori forzati. Con la complicità, come in Francia, di collaborazionisti, in questo caso tutti di religione musulmana.
In mezzo due ragazze amiche da sempre, Nour, musulmana, Myriaìn, ebrea. Sono entrambe prossime a sposarsi, Nour con un cugino, Khaled, che i genitori però non le concederanno prima che non si sia trovato un lavoro, Myriam, dopo che i suoi sono stati ridotti in miseria dalle leggi tedesche, con un correligionario che ha almeno il pregio di essere rimasto ricco. Sono loro, solo i loro occhi che, spesso molto a distanza, ci manifestano gli eventi pubblici in cui vengono coinvolte, specie al momento in cui Khaled, pronto a condividere l'antisemitismo degli occupanti, vieterà a Nour di frequentare Myriam. Riunirà le due amiche un bombardamento aereo che farà scappare tutti in un improvvisato rifugio. La morte attorno permettendo loro di ridar vita a quei sentimenti reciproci che gli altri pensavano di vietare.
Si è scritta e poi portata sullo schermo questa vicenda una regista francese di origine algerine, Karin Albou, che si è già fatta conoscere per un suo film d'esordio, «La petite Jérusalem», anche quello sulla condizione delle donne in paesi non europei sulle rive del Mediterraneo.
I sentimenti, il sesso, le consuetudini di gruppi etnici ancorati a vecchie tradizioni, i riti matrimoniali, il culto della verginità. Alcuni accettati, altri sono patiti dalle sue protagoniste per un verso simili fra loro, per un altro duramente separate da circostanze non volute. Manifestati tutti da una regia quieta, con ritmi lenti, immagini scure, una recitazione attenta con le facce spesso in primo piano. Per evocare un clima, creare suggestione. Sempre in modo efficace.

IL CANTO DELLE SPOSE
Con
Lizzie Brocheré
Olympe Borval
Najib Oudghiri
Simon Abkarian
Karin Albou
Drammatico, durata 100 min.
Francia, Tunisia 2009