GLI AMORI FOLLI

Un film conclusivo, che (ri)apre sulla speranza
Marguerite esce da un negozio di scarpe e subisce il furto della borsa. Georges trova il suo portafoglio per terra, nel parcheggio di un centro commerciale e comincia a fantasticare su di lei, ancora prima di contattarla, senza conoscerla. Il desiderio di questa donna che fa la dentista e il pilota di aerei leggeri è così forte che riempie la sua vita di padre di famiglia e di marito di pensieri e azioni irrazionali. Marguerite resiste, ma per poco. È una corsa verso l’errore, piena di vita, inarrestabile. A quasi novant’anni, Alain Resnais, con Les Herbes Folles, tratto dal libro di Christian Gailly “L’incident”, elabora un film che si può dire virtuoso, tanto nel senso di musicalmente inappuntabile, quanto in quello di visivamente e narrativamente acrobatico. Storia di una passione irragionevole, spuntata come l’erba che esce dall’asfalto là dove non ce la si aspetta, rigogliosa e capricciosa in età matura, l’opera di Resnais vola in alto come il velivolo di Sabine Azéma, diverte con dialoghi-piroette, fa desiderare di non scendere mai a terra, di restare in sella al film, dove tutto è sorpresa e tutto è affrontabile e affascinante, anche il disarcionamento. Esperto di costruzioni non lineari, di realtà binarie e sovrapposizioni temporali, Resnais –che con Mon Oncle d’Amérique riscrisse le accezioni del vocabolo “sceneggiatura”, influenzando tra gli altri anche Kaufman e Gondry- continua il suo viaggio tra determinismo e aleatorietà dell’esistenza, legandolo alla forma cinema, forma a sua volta aperta e costretta insieme. Se i personaggi di Parole, parole, parole più che esprimersi, si ritrovavano dentro dei testi che parevano scritti per loro, quelli di Les Herbes Folles fanno della letteratura di Gailly, della costruzione della sua sintassi, un trampolino di lancio per la loro avventura di sognatori, di verificatori di qualcosa che potrebbe esistere, potrebbe non iniziare mai (lo dicono loro stessi), potrebbe suscitare il riso, il sorriso, l’emozione. E lo fa. Cineasta moderno e cerebrale, qui Resnais si scuote di dosso la neve di Cuori e realizza uno dei suoi film più caldi, con punte di ghiaccio bollente, dove i personaggi assomigliano sempre meno a delle cavie e la più generale delle esperienze –quella amorosa- si fa in fine particolarissima. Un film conclusivo, che (ri)apre sulla speranza.
Marianna Cappi (mymovies.it)

LA CRITICA

Resnais, due sconosciuti e un portafoglio
di Roberto Nepoti,
La Repubblica
Un film aereo, volteggiante, un po' folle come il titolo, Les herbes folles. Si sente aleggiare un sorriso sapiente, alla Raymond Queneau, mentre una voce off racconta la storia bizzarra di un possibile amore: protagonisti una dentista con l' hobby del volo e un padre di famiglia disoccupato. Nel prologo, ammirevole per grazia e inventiva, si assiste al gioco del caso che mette in relazione i due sconosciuti: un portafoglio rubato a lei e ritrovato dall' uomo in un parking. Segue una storia di telefonate, incontri e malintesi suddivisa in otto fasi, corrispondenti alle regole per pilotare un velivolo. Per Alain Resnais è il primo adattamento da un testo letterario; ma come sempre il regista veterano se ne appropria, annettendolo al proprio inconfondibile universo filmico. Effetto cui contribuiscono, nelle parti principali, i suoi attori-feticcio Sabine Azéma e André Dussollier; più la new entry Mathieu Amalric, nel ruolo spassoso di un poliziotto.

Una favola che ha la leggerezza di una piuma
di Paola Casella,
Europa
Per apprezzare il nuovo film del quasi novantenne Resnais bisogna ricordare il suo amore per la pittura (suoi i film più belli su Van Gogh e Gauguin), perché Gli amori folli (il cui titolo originale era "le erbe matte") è un insieme di immagini pittoriche di straordinaria potenza evocativa che si uniscono a formare una grammatica filmica insolita e originale, prescindendo, e quasi contraddicendo, il filo narrativo della storia, per aderire all'irrazionalità dei protagonisti, le "erbe matte" del titolo, due sessantenni pronti a buttarsi a capofitto in un'ossessione d'amore del tutto ingiustificabile (razionalmente). Una favola che ha la leggerezza di una piuma, dove la musica e i colori vengono spesso bruscamente interrotti e inspiegabilmente ripresi, come le frasi che i personaggi si dicono, contraddette al loro interno, rispecchiando la scrittura errabonda del romanzo su cui il film è basato, L'incident di Christian Gailly.

Come sono folli gli amori di Resnais
di Fabio Ferzetti,
Il Messaggiero
Chi ha detto che il cinema è un mestiere da giovani? Alain Resnais ha cominciato a fare film nel 1946 e non ha ancora smesso di stupirci. Ogni titolo una nota diversa, e sempre nuova di zecca. Ogni film un'avventura che sbeffeggia e insieme completa le altre. Il tutto marciando con passo deciso verso una leggerezza che incanta e stupisce nel regista di Hiroshima mon amour. Dev'essere un privilegio dell'età: sono i grandi vecchi i primi e più accesi sperimentatori (nessuno, in questo senso, batte il centenario De Oliveira). Sono i registi che hanno attraversato le epoche e i luoghi più remoti a darci la vertigine di uno spaesamento senza fine. Ne Gli amori folli, in francese Les herbes folles, che vale anche "erbacce" («Come quei semi che germogliano tra le crepe dell'asfalto o tra le rocce, dove nessuno si aspetterebbe di vederli spuntare», dice Resnais), niente e nessuno è ciò che sembra. Anche perché non lo sembra abbastanza a lungo. Chi è davvero la vaporosa signorina Muir (irresistibile Sabine Azéma), dentista di professione e aviatrice per passione che in apertura perde il portafogli innescando una girandola di conseguenze insieme banali e imprevedibili? Una matta, una mitomane, una zitella in cerca d'avventure, un'erede del personaggio interpretato da Gene Tierney in Il fantasma e la signora Muir, capolavoro fra commedia e mélo girato da J.L.Mankiewicz nel 1948? E cosa nasconde l'inquieto Monsieur Palet (ineffabile Dussollier) che cercando la proprietaria di quel portafogli non solo fantastica torride complicazioni sentimentali, ma rumina passati e fantomatici delitti? Non aspettatevi spiegazioni: dove altri introdurrebbero una parvenza di logica, Resnais scarta, divaga, accumula personaggi secondari e digressioni tra affollati gabinetti dentistici, commissariati poco ortodossi, interni di famiglia destabilizzanti. Un po' perché l'essenziale avviene dentro le teste dei protagonisti (e nelle nostre, se stiamo al gioco). Un po' per portarci verso uno dei finali più inattesi e sconvolgenti visti in questi anni, purché si intenda il senso condensato in quell'improvviso testacoda che passando a volo radente sulle scogliere della sua Bretagna natale porta una ventata metafisica in quella che sembrava solo una commedia da boulevard un po' svitata. È che questi sognatori incorreggibili e disposti a tutto per un attimo di ebbrezza, fosse anche quella da due soldi di una vecchia sigla hollywoodiana, "desiderano il desiderio", come suggerisce lo stesso Resnais commentando il libro da cui ha molto liberamente tratto il film (Christian Gailly, L'incident). Di qui i capricci, dei personaggi come dell'autore, che non ha bisogno di citare Flaubert per ricordarci come vi sia qualcosa di sé in ognuno di loro. Non siamo così lontani da Cuori, il film precedente di Resnais. Lontanissimo invece è il cinema di oggi, che ormai confonde il fantastico con il fantasy. Ma per un maestro nato nel giugno 1922, questo è davvero il minimo.

L'ossessione degli amanti, follia e caso
di Cristina Piccino,
Il Manifesto
Ma allora mi ami grida lui quasi pazzo a lei che arriva all'appuntamento ottenuto dopo ostinato inseguimento davanti a un cinema. Solo che lui e lei non si conoscono, non si sono mai visti. Lui ha trovato in un parcheggio il portafogli derubato di lei, ne ha osservato a lungo la foto lasciandosi andare a un'ossessione amorosa folle. Ma folli sono quelle erbe che crescono sul terreno del sentimento imprevisto, ineffabile, ambiguo, senza ragioni né pretesti. Les Herbes folles è il titolo del film di Alain Resnais che in gara allo scorso festival di Cannes arriva ora nelle sale italiane col titolo Gli amori folli. Una passione di amanti libera e anche un quartetto che ruota all'apparenza intorno alla figura maschile incarnata da André Dussolier marito e dongiovanni in uno strano ammiccamento che pare condiviso, almeno fino a un certo punto, dalla moglie la quale non si stupisce ai suoi tradimenti. E poi c'è qualcosa nel suo passato di misterioso e forse di criminale, un retrogusto di colpa e di delitto... Resnais segue folgorazioni amorose e tradimenti con grazia quasi fanciullesca, e con un certo umorismo pure nel dolore impalpabile che rasenta la perdita del sé, seguendo i movimenti inattesi di queste figure che un «caso» di geometrie caotiche ha fatto sfiorare e intrecciare. Dalla prima sequenza, quando un ladro deruba la bella e elegante signora mentre esce dalla boutique parigina di Marc Jacobs della sua borsa. É così che la vita di Marguerite Muir, Sabine Azéma, l'attrice icona del regista di Hiroshima mon amour, si intreccia a quella di Dussolier. Ma anche di sua moglie trascinando in questo incontro la socia di studio, Emmanuelle Devos, pure lei corteggiata dall'uomo. Marguerite del resto ha passioni estreme, pilota aerei, è indomita, pure se questo improvviso accumularsi di eventi e di scosse emozionali sembra minare la sua immagine di persona salda, ordinata, ineccepibile. Resnais, dal romanzo di Christian Gaily, L'incident, conduce questo gioco di fantasie erotiche, punteggiato di telefonate bizzarre e appostamenti davanti casa, spiazzamenti improvvisi e piccole epifanie quasi come un entomologo, affidando la distanza alla voce narrante fuori campo. E però mostra sempre una certa empatia coi suoi personaggi, il loro gioco è anche quello del regista col cinema, che mescola riferimenti, pensiamo al nome della protagonista, lo stesso di Gene Tierney nel film di Mankiewicz Il fantasma e la signora Muir, generi, avventura, guerra, muto, sedotto da uno strumento meraviglioso.


GLI AMORI FOLLI

Un film di Alain Resnais

Con
Sabine Azéma
André Dussollier
Anne Consigny
Emmanuelle Devos
Mathieu Amalric

Drammatico, durata 104 min.

Francia, Italia 2009