DRAQUILA

Cronache delle 'cose nostre' dell'Aquila
La terra trema. Dopo il Grande Terremoto che la sorprese indifesa nel 1461 e poi nel 1703, l'Aquila è abbattuta nella primavera del 2009 e di nuovo "città rovinata", come ebbe a scrivere tre secoli prima Marco Garofalo, Marchese Della Rocca, al Vicerè di Napoli. Questa volta a compiere il miracolo del terremoto non sarà però il martire cefaloforo Emidio, condannato alla pena capitale e poi canonizzato. Al culto emidiano si sostituisce quello berlusconiano, (auto)celebratosi a partire dal 7 aprile, il giorno successivo alla scossa fatale che ha colpito al cuore l'Abruzzo e piegato le sue anime "forti e gentili". Da qui si avvia il documentario di Sabina Guzzanti, cronaca delle 'cose nostre' e della politica dei fattacci che hanno compromesso il futuro dell'Aquila e della sua gente. Persuasa che da quando i politici sono diventati barzellettieri, i comici hanno il dovere morale e l'autorevolezza per parlare di politica o addirittura di fare politica, la Guzzanti indossa letteralmente i panni del premier e parte alla volta dei campi di soccorso, promossi dal governo Berlusconi in attesa di edificare una New Town da inaugurare il giorno del suo compleanno. Magari confezionando una torta e mettendo in fresco una bottiglia di spumante rigorosamente italiano da stappare in suo onore. Parola del presidente. E già, perché il 6 aprile del 2009 il nostro premier pativa una crisi di popolarità che il terremoto aquilano avrebbe certamente risollevato. Venuto "di cielo in terra a miracol mostrare", il consacrato dal popolo investe la Protezione Civile, nella persona di Guido Bertolaso, di ricostruire la città in barba alla sua storia, alla sua cultura e ai suoi cittadini. Favorito da normative straordinarie e da una sinistra desolante e desolata come la tenda abbandonata del Pd, il "braccio armato" del governo realizza altrove una città altra, che distrugge il valore degli incontri e costringe gli aquilani 'più fortunati' in appartamenti asettici e davanti a televisori che predicano il berlusconismo. Abbandonando la satira indigesta per il giornalismo d'inchiesta, Sabina Guzzanti intervista una messe di persone e personalità, provando a ragionare sui fatti (in)evitabili, sulla prevenzione mancata, sulle vite condannate, sulle speculazioni, sui finanziamenti illeciti, sulla sistematica messa in discussione dei principi di trasparenza e legalità che fondano l'idea di una socialità democratica. Contro l'orrore e l'indignazione di intercettazioni telefoniche inconcepibili e mostruose, contro l'incredibile capacità di pervertire l'idea di giustizia, contro l'uso disinvolto dell'ironia, della decenza, della memoria storica e della correttezza istituzionale si alza la voce degli abruzzesi, uno su tutti, il lucidissimo professore Colapietro, che ha deciso di abitare "nonostante" il centro storico dell'Aquila, rinnovando, con una manciata di operai e di euro, la sua casa e la sua vita. Centro storico e culturale a cui l'imprenditore, il politico, l'uomo medio dei media ha negato l'accesso e prorogato restauri e ristrutturazioni, disperdendo lungo la costa una popolazione cittadina imprescindibilmente legata al tessuto artistico e architettonico della propria città. Soprassedendo sulle immagini sgranate, sulle inquadrature di stampo televisivo e l'approssimazione estetica, Draquila rivela la maschera tragica del nostro Paese e solleva la voce che non ha timore di raccontarci una volta di più cos'è (stata) l'Italia berlusconiana. Davvero non c'è niente da ridere e Sant'Emidio fulmini una volta per sempre chi la notte del 6 aprile ha irriso ai vivi e ai morti dell'Aquila. E adesso (ri)"facciamo bella, che nulla nello regame possa confrontarsi ad essa"
Marzia Gandolfi (mymovies.it)

LA CRITICA

L'Aquila vampiri tra le macerie
di Paolo D'Agostini,
La Repubblica
Nel flusso del nostro tempo in cui è difficile distinguere tra denuncia e cabaret, satira e giornalismo, indagine e intrattenimento, opinionee documento, Sabina Guzzanti ha un posto che, la battuta è scontata quanto calzante, sta facendo di lei la nostra Michael Moore. La maniera di costruire questo suo pamphlet sul martirio aquilano e sull' incombente ombra della Protezione Civile di Bertolaso-Berlusconi narrata come un Lato Oscuro della Forza che in parte ha messo e in parte ha tentato di mettere a segno (stoppato dagli scandali) un colpo di stato silenzioso, ha caratteristiche simili a quelle su cui si fonda l' ibrido e tagliente stile del corpulento docu-comico quando assalta i centri di potere americani. Il mettere se stessi come protagonisti al centro della narrazione (Guzzanti più defilata, più intervistatrice); l' assumere molto esplicitamente un punto di vista, da polemisti più che da veri e propri documentaristi (ammesso che esista un' espressione univoca del genere "documentario"); cavalcare il rifiuto a rispondere della controparte (Bertolaso qui), usare le poche professioni pro-governative, di fiducia e gratitudine, come un artificio retorico, dare la parola ai detrattori, a chi non l' ha bevuta. Questo per tracciare un profilo il più possibile "cinematografico" di un prodotto che affida la sua importanza e il suo valore principalmente ai contenuti. Che ti fanno uscire dalla proiezione con le mani tra i capelli. Sulla scia della chiusa affidata a un signore che sintetizza non eufemisticamente così: «Non si può dire che sia propriamente dittatura, quella dove c' è la tortura. Ma è la dittatura della merda. Della quale si continua a dire: non può durare. Ma non è vero. Dura, invece. Durerà».

Guzzanti, sul terremoto film denuncia stile Moore
di Alessandra De Luca,
L'Avvenire
Quando all'inizio del film la vedi arrivare a L'Aquila travestita da premier, temi il peggio. Cioè è che tutto si risolva in una satira un po' faziosa fondata sullo sberleffo tipico di un antiberlusconismo sterile. E invece nel suo ultimo documentario, Draquila - L'Italia che trema, ambientato tra i terremotati dell'Abruzzo, Sabina Guzzanti non punta per niente a far ridere. Non lasciatevi dunque fuorviare dall'ironia del titolo: il film che arriverà venerdì nelle sale distribuito da Bim e che avrà un posto speciale al prossimo Festival di Cannes, dove troveranno inevitabilmente spazio anche dibattiti e polemiche, è «una feroce inchiesta sul potere di pochi e la rassegnazione di tanti, sulla propaganda e la bolla speculativa post sisma, sui media e le menzogne, sulla censura e la colpevole assenza dell'opposizione». Insomma, siamo più dalle parti di Michael Moore che dalla classica Guzzanti. Se nei suoi film precedenti Sabina aveva spesso lasciato che il proprio ego prendesse il sopravvento, qui sembra voler far parlare i fatti. Il film-inchiesta parte all'indomani del terremoto e del G8 quando la Guzzanti arriva a L'Aquila con una piccola troupe di tre donne e una camera digitale, senza sapere esattamente cosa troverà. Dopo un anno di lavoro, 700 ore di girato, centinaia di interviste e colloqui, dati, statistiche, documenti ufficiali, la regista sostiene con il suo lavoro la seguente tesi: «L'Aquila è un esperimento per testare, in un microcosmo facilmente controllabile e militarizzato, come si possano violare i diritti civili e i principi costituzionali senza che nessuno se ne accorga. E mentre pochi protestano indignati e tanti gridano al miracolo Berlusconi per le case ricevute a tempo di record (case che poi dovranno rendere con tutto quello che c'è dentro, scopa compresa; case nelle quali è proibito persino piantare chiodi per appendere quadri), la tenda del Pd resta vuota e gli urbanisti delle newtown sognano di sostituire centri commerciali ai centri storici». Il docu parte con due gaffe: quella di Marcello dell'Utri che in una intervista si fa sfuggire «sono mafioso» e quella di Berlusconi che afferma come abbia speso '200 milioni di euro per giudici e avvocati». Poi arrivano tutta una serie di interviste ad abitanti dell'Aquila tra cui, molte, del tutto positive nei confronti del premier che ha dato loro una casa con tanto di spumante nel frigorifero. Tra gli aspetti in cui si dilunga il documentario è l'isolamento dei campi di accoglienza allestiti dalla protezione civile in Abruzzo. A parlare di malaffare e politica intervengono magistrati come Antonio Ingroia, che torna sui ventilati finanziamenti mafiosi per la costruzione di Milano 2, vera svolta economica del giovane Berlusconi imprenditore. Insomma, Sabina stavolta non punta far sorridere ma a farlo inorridere, mostrandogli un presente capace di togliergli una parte di sonno.

Il grido civile di Sabina G.
di Federico Pontiggia,
Il Fatto Quotidiano
Non so se per cambiare o per gli extraterrestri che vorranno sapere come siamo finiti”, comunque, è Draquila — L’Italia che trema di Sabina Guzzanti, che porta in sala con Bim e fuori competizione al Festival di Cannes le macerie politiche e sociali del recente terremoto aquila. no, anzi italiano tutto. Molto di questo doc-inchiesta stile Michael Moore—amico di Sabina, l’ha voluta pure al suo Traverse City Film Fest— lo conosciamo già, soprattutto grazie ad Annozero, ma il terrore sta nella cronologia, armata (le forze dell’ordine e del disordine) e disarmata (‘‘l’analfabetismo politico” di non ritorno), dell’affaire aquilano, che la Guzzanti allaccia alle magnifiche sorti e regressive di Berlusconi. Se non ne produce di nuove, mette ordine nella mole di informazioni terremotate dal Sistema B (Berlusconi, Bertolaso, Balducci, etc.), decostruisce la ricostruzione e... si arrende: pur vuota e fasulla, la dittatura prospera. In meno, la sottoesposizione omertosa e/o ottusa dell’italiano medio, il controcanto socio-politico degli alternativi e la sensazione che in una Paese normale questo doc l’avrebbero dovuto accogliere le sterminate platee televisive: invece no, tocca rimanere ira Amici, Pupe e Secchioni, ma il mostro è Draquila, vero Bertolaso?

L'Italia di oggi secondo la Guzzanti
di Maurizio Cabona,
Il Giornale
L'Aquila è occupata; la cittadinanza ha meno diritti civili per via di una Protezione anch'essa civile; un comitato d'affari di palazzinari ruffiani ha lucrato sul sisma; il governo del Pdl sfoggia un'efficienza pelosa; l'opposizione del Pd non c'è. Ecco Draquila di Sabina Guzzanti, documentario di brutte realtà e belle intenzioni, più giornalismo investigativo che estetica cinematografica. Ma dal libro di John Dickie, Una catastrofe patriottica, si sa che in Italia l'uso propagandistico dei terremoti risale a quello di Messina e Reggio. E poi saggezza insegna: mai essere dove la terra trema.


DRAQUILA

Un film di Sabina Guzzanti

Con
Sabina Guzzanti

Documentario, durata 93 min.

Italia, 2010